Kevin Kraus

Kevin Kraus, dipendente Herbalife, aveva già partecipato altre volte all’Herbalife Triathlon, ma la gara del 2014 era diversa dalle altre. Durante l’estate, mentre rientrava a casa dal lavoro, ebbe un brutto incidente con la moto. Si risvegliò in ospedale, frastornato e con la gamba sinistra ridotta in condizioni penose. Nonostante nove operazioni, i medici non riuscirono a salvare la gamba, che il 7 giugno 2014 fu amputata poco sotto al ginocchio. Al padre di Kevin sembrava impensabile che suo figlio. un ragazzo così atletico, ora dovesse imparare a vivere con una gamba sola. Nei giorni e nelle settimane seguenti, Kevin si sorprendeva spesso a pensare: “Perché proprio io?” Davanti a sé aveva due strade: quella dell’autocommiserazione, dei dubbi e dei rimpianti e quella in cui accettare la sfida e dimostrare a se stesso di potere superare qualsiasi ostacolo. Con il sostegno di famigliari, amici e colleghi, Kevin è riuscito a sfuggire alla trappola dell’autocommiserazione. “I miei colleghi Herbalife organizzarono una grande sessione fotografica con centinaia di persone, ognuna con un cartello diverso. Fu un gesto molto commovente”, ricorda Kevin. Sua madre racconta che tornò a casa dall’ospedale pieno di voglia di riprendere a camminare e impaziente di incontrare il protesista. Il medico rimase sbalordito nel vederlo alzarsi in piedi e camminare appena applicata la protesi. Kevin era motivato più che mai a portare a termine il triathlon e continuò ad allenarsi duramente, nonostante la nuova disabilità. Il giorno della gara era nervoso, ma il grande lavoro svolto ha dato i suoi frutti. “Il triathlon è il miglior banco di prova per testare la forza fisica e mentale. Costringe l’atleta a sopportare il dolore fisico e a fare appello alla propria forza interiore. Tagliare il traguardo all’Herbalife Triathlon è stata una delle sensazioni più belle della mia vita”. Ora Kevin è determinato a ripresentarsi ancora più forte al prossimo triathlon. “Non voglio che gli altri pensino: ‘Guarda che bravo, nonostante tutto’. Voglio che mi vedano come l’avversario da battere. Non sprecate tempo a commiserarmi. Adesso niente mi fermerà. Sto tornando”.